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L'ARCO (2005)

  • 13 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

13 Aprile 2026


Francesco De Maria


In questo mio nuovo articolo ritorno al cinema di Kim Ki Duk (1960-2020) dopo aver già analizzato alcuni suoi film ad esempio qui: https://slisso.wixsite.com/cineprospettive/single-post/2020/05/11/bad-guy-2001 ed ho sempre ritenuto l'autore Sud-Coreano uno dei più grandi autori cinematografici mondiali dalla fine degli anni Novanta in poi, il quale, putrtroppo, ci ha lasciati presto.

In questa occasione andrò a trattare di uno dei suoi film più criptici, enigmatici anche se apparentemente semplici, e mi sto riferendo a "L'Arco" presentato in anteprima al festival di Cannes il 12 Maggio 2005.

Dico apparentemente semplici perchè questo, come altri film di Kim Ki Duk presentano una trama debole, "dissolta" che sembra raffigurae situazioni od eventi semplici, lineari.

In verità non è (mai) così nel caso di questo regista, poichè egli scava con mirabile forza all'interno del mistero delle relazioni umane, restituendoci un'immagine articolata, composita, prospettica ed essa stessa enigmatica di quel mistero chiamato esistenza.

Questo film è interamente girato ed ambientato sul mare, o meglio su una imbarcazione che vaga per i mari Sud-Coreani sulla quale vivono un uomo sessantenne ed una giovane ragazza di 16 anni ed il loro accordo è che la ragazza si sposerà al compimento dei 17 anni di età.

Tutto si complicherà quando la giovane conoscerà un ragazzo poco più grande di lei.

Tutto appare semplice, eppure il film è disseminato di simbolismi, addirittura criptici o comunque ambigui, ambivalenti.

L'arco, appunto: strumento con il quale l'anziano cerca di mettere in fuga quelli che lui vede come intrusi, cercando in tutti i modi di difendere la verginità (in tutti i sensi) della giovane fino al suo diciassettesimo compleanno.

Il mare come ci insegna Joseph Conrad si fa astratta dimensione astorica (e proprio per questo dal forte significato esistenziale ed addirittura metafisico) e in questo film di Kim Ki Duk quella sterminata dimensione acquatica assume un po' lo stesso significato, ma non solo: qui gli stessi elementi naturali, il mare, appunto si fanno anche riflesso e strumento di contemplazione, di ricerca, di trasformazione.

Questo è un tratto tipico di moltissimo cinema di Kim Ki Duk: la Natura come riflesso e strumento di ricerca, di approfondimento o di stati di coscienza superiori.

La ragazza cerca una via di fuga, una rottura del patto, di per sè autoritario e controllante, e c'è da dire che il loro rapporto (subito, piuttosto, dalla sedicenne) è latamente incestuoso.

Mentre per il vecchio il mare è uno spazio in sè conchiuso, da dominare e controlare, con lo sguardo (su questo punto ci torniamo) per la ragazza il mare si fa spazio aperto, ricettivo, autenticamente dinamico e mobile, occasione di incontri (o meglio di un incontro, quello con il giovane).

L'utilizzo dell''arco da parte della ragazza, invece, assume tutto un altro significato. di ricerca, di penetrazione del reale e del mistero del mondo, di dinamismo, in una parola, dunque, di apertura all'esperienza.

La giovane ed il vecchio seppur legati nel profondo, secondo me sono antagonisti: proprio perchè l'uomo anziano fa da freno alle esigenze vitali della giovane.

Lo sguardo, dicevo: il film si compone di sguardi, ma non solo; di gesti, di movimenti del corpo, etc. La parola è quasi del tutto assente, quello che assume rilevanza particolare è proprio la fisicità, lo sguardo (controllante nel vecchio, curioso e desiderante nella giovane).

Anche questo è un tratto tipico di molto cinema di Kim Ki Duk che notoriamente è un cinema poco parlato, spesso molto poco parlato, in un caso addirittura non parlato, non verbale, "muto" da questo punto di vista, e mi sto riferendo al suo sconvolgente "Moebius" del 2013, uno dei suoi esiti cinematografici più arditi e radicali.

Solo che nel caso de "L'Arco" la parola ha scarso peso ma assume una forte rilevanza il sonoro, appunto, i suoni, i rumori, la musica suonata dal vecchio.

E dice bene chi ha scritto chel'imbarcazione è un simbolo della solitudine, perchè secondo me l'intero film può essere letto anche come una metafora della solitudine es istenziale umana, dell'incomunicabilità (ma questo non trapela dallo scarso impiego delle parole, che in Kim Ki Duk assume un altro senso).

In questo senso, per tutto quello che ho spiegato in questo mio articolo ritengo "L'Arco" un film passaggio dalla prima fase ad una seconda più radicale che culmina ben otto anni dopo con "Moebius".




 
 
 

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