IL CATTIVO TENENTE (1992)
- Francesco De Maria
- 22 dic 2025
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22 Dicembre 2025
Francesco De Maria

Recentemente ho scritto un articolo su "King of New York" del 1990,molti anni fa uno su "MS 45", del 1981, qui il link: https://slisso.wixsite.com/cineprospettive/single-post/2018/01/12/ms-45-1981 e stavolta ritorno sempre al cinema di Abel Ferrara (1951) con questo suo "Il Cattivo Tenente" presentato in anteprima il 10 Aprile 1992, il film secondo me più emblematico di tutta la sua poetica cinematografica, il film che riassume in sè tutte le coordinate visive, formali, stilistiche e contenutistiche del suo cinema.
Il film si incentra su un tenente di polizia corrotto, in tutti i sensi: profondamente vizioso, disonesto, ludopatico, tossicodipendente, ma al contempo profondamente religioso.
Egli deve indagare su uno stupro commesso da due balordi ai danni di una suora, all'interno di una chiesa. Alla fine riuscirà, in maniera piuttosto fortuita a risolvere il caso e a perdonare i due assalitori. Finale tragico e caratico al contempo.
Il cinema di Abel Ferrara sfida profondamente il senso comune, può risultare shockante nel suo carattere provocatorio (ma in modo matur, mai fine a se stesso o compiaciuto).
Siamo alle prese con un personaggio, vale adire il tenente di polizia interpretato da un sempre bravo harvey Keitel eccessivo in tutto, sopra le righe, adrenalinico ed al contempo tormentato e roso da dubbi interiori, che esploderanno poi verso la parte finale del film.
Figura paradoodale se solo pensiamo che lo vediamo iniettarsi l'eroina, masturbarsi mentre molesta due ragazze, etc. eppure egli è religioso, tant'è vero che lo vediamo in preda ad un vero e proprio delirio mistico in chiesa in cui gli appare Gesù crocifisso.
Abel ferrara ci ha abituati a questa commistione paradossale, potentissima fra alto ebasso, fra materiale nel suo senso più basso e corrotto e sipirituale, alto, etereo.
Una dimensione spirituale da inetendersi prima di tutto non tanto come apparizione (eppure questo accade in questo film) ma ancor più come tormento interiore, ricerca indefessa e disperata: di salvezza e redenzione.
Redenzione dal Delitto, che è ben presente in questo film, se pensiamo appunto a tutte le malefatte del protagonista; il protagonista è scisso fra un movimento verso il basso, una discesa verso l'inferno esistenziale della corruzione morale e del vizio e un'aspirazione all'ascesa verso la purificazione, attraverso ad esempio il Perdono, anche verso se stesso.
Vi è insita un'aspirazione ad una vita diversa. certo: e questo lo mostra bene il finale catartico, liberatorio, trasformativo eppure drammatico.
A maggior ragione in questo film , ma in moto cinema di Abel Ferrara si respira quest'atmosfera tormentata, dilaniata, tesa, informata da un cattolicesimo problematico, difforme, provocatorio, e credo proprio che questo lo possa fa affiancare ad un altro grande regista New Yorkese vale a dire Martin Scorsese, e in questo senso mi viene a mente soprattutto un film come "Mean Streets" del 1973, nel quale guarda caso come protagonista compare lo stesso Harvey Keitel.
E non è un caso che Martin Scorsese abbia definito "Il Cattivo Tenente" come uno dei migliori film degli anni Novanta.
Io credo che il discorso sulla corruzione della polizia sia quello più epidermico, di superficie: non è quello che interessa ad Abel Ferrara, non ci troviamo di fronte a Sydney Lumet, tanto per fare un nome.
Certo il fatto che si tratti di un poliziotto funge da contraddizione maggiore, il contrasto si fa più forte, ma quello che interessa ad Abel Ferrara è dipingere la corruzione di un uomo vizioso e dialniato, in cerca di Salvezza.
Il Perdono finale del tenente davvero tocca le vette del Sublime: un uomo vizioso, eppure alla ricerca di Assoluto che alla dimensione assoluta trascende.
Tutto questo è tipico del cinema di Abel Ferrara, però ne "Il Cattivo Tenente" quelle caratteristiche, quelle tematiche vengono compendiate in maniera mirabile e risolta.
Il tutto poi calato in un film dai toni Iperrealisti, per così dire: e questo rende una vicenda così "improbabile" altamente versoimile, per così dire; ma al contempo assistiamo ad una forte trasfigurazione cromatica evisiva se solo pensiamo a quelle tonalità scure e dark.
Quindi: non si tratta slo di un grande film ma di un film-compendio dell'intera poetica cinematografica Ferrariana. Un film indimenticabile.


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