TROPICAL MALADY (2004)
- 1 apr
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1 Aprile 2026
Francesco De Maria

In questo articolo ritorno al cinema di Apichatpong Weerasethakul (1970) dopo aver già trattato un mese fa del suo film del 2002 "Blissfully Yours" e più nello specifico di un'opera come "Tropical Malady" presentato in anteprima al festival di Cannes il 17 Maggio 2004.
Iniziamo con il dire che questo "Tropical Malady" film che io amo immensamente ancor più di quello del 2002 è un opera cinematografica assai complessa, possibilmente ancora più stratificata della precedente, anche se, ovviamente, Weerasethakul non fa altro che proseguire il suo discorso cinematografico contemplativo ed in una certa misura "anti-narrativo".
Perchè anche "Tropical Malady" è un film organizzato secondo scene e sequenze altamente contemplative (ed evocative). Il film è diviso in due capitoli scollegati l'uno dall'altro: nel primo assistiamo all'idillio amoroso e al vagabondaggio di due giovani amanti (entrambi uomini, si tratta infatti di un amore omosessuale) Keng e Tong, nel secondo capitolo l'attore che interpreta Keng (un soldato) interpreta di nuovo un soldato (ma forse non si tratta dello stesso soldato o forse sì) che attraverso la jungla è sulle tracce dello Sciamano Tigre, vera e propria emanazione di un'antica leggenda Khmer (vale a dire Cambogiana). Tale Sciamano Tigre è interpretato dall'attore che, nel primo capitolo del film, interpreta Tonmg il giovane contadino ed amante di Keng. il soldato, appunto.
Già l'ambiguità del film è fertilissima: perchè ci conduce a fondo sui sentieri dell'interpretazione immaginifica, davvero non si può stabilire con certezza se i personaggi sono gli stessi nei due capitoli o sono differenti.
Qui c'è già un dato interessante tipico del cinema del maestro Thailandese e che in "Tropical Malady" assume ancora più forza: la moltiplicazione dell'identità, la sua problematizzazione.
Io credo che il film sia suddiviso in due capitoli (s)collegati (attenzione alla parentesi) fra loro: i due personaggi sono e non sono gli stessi ed è proprio in questa sorta di intervallo di senso che risiede la forza del film, e che le due vicende rappresentate siano lo specchio profondo l'una dell'altra.
Il primo capitolo appare solare, spensierato, accompagnato da canzoni Pop Thai, e mostra i vagabondaggi d'amore di Keng e Tong il loro peregrinare in quel territorio di confine (in tutti i sensi) che è l'Isan (terra natale dello stesso regista, situato nella parte nord-orientale della Thailandia) quindi si mostra diurno e luminoso.
Il secondo capitolo è l'esatto opposto (e come non pensare dunque ad un rovesciamento simmetrico e speculare e quindi estremamente significativo?) del primo: il "quoziente di realtà" si abbassa drasticamente, confrontandosi con l'antica leggenda Khmer dello Sciamano Tigre che si aggira nel fitto della jungla, ricercato spasmodicamente dal soldato.
Gli attori sono gli stessi: nel primo capitolo Keng è il soldato e Tong è il contadino, e si amano. Nel secondo capitolo l'atttore che interpreta Keng non è più Keng ma semplicemente "il soldato".
Quindi quello che teorizzo è che la seconda metà del film rappresenti la "derealizzazione" della prima metà, la sua astrazione (da Keng al puro e semplice soldato) la sua sublimazione immaginifica e anche il suo rimosso.
Tong si trasforma nel secondo capitolo in una figura numinosa, evanescente eppure onnipresente, vera proiezione fantasmatica eppure reale del soldato.
Nel primo capitolo forse Tong davvero rappresenta una sorta di "fantasma d'amore" di Keng.
Ma non solo: nella seconda parte del film ci si addentra nel folto della jungla, vero e proprio spazio psichico, animico, coscienziale nel cinema di Weerasethakul.
Come ho mostrato anche nel mio precedente articolo sull'altro film del regista, in quel caso la jungla è onnipresente (forse ancor più che in questo film del 2004) ma è una presenza luminosa e trasformativa.
Nel secondo capitolo di "Tropical Malady" la jungla è un ambiente notturno, legato a pulsioni immaginifiche, a paure ancestrali, all'incontro dirompente con la presenza culturale Khmer (la figura dello Sciamano Tigre, appunto) e torniamo a quella condizione di spazio liminale che è l'Isan.
Il film poi vive anche di sequenza apparentemente autonome come quelle della principessa e dell'incontro con il pesce-gatto parlante dal fondo del laghetto con cascata, nel folto della jungla.
Derealizzazione, appunto, slatentizazione evocativa e vuisionaria di emozioni e pulsioni latenti.
Il fiilm fu molto poco capito ed apprezzato, addirittura fu fischiato durante l'anteprima al festival di Cannes da una parte del pubblico, probabilmente proprio a causa della sua forza cinematografica dirompente e di avanguardia.


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