THE WOMAN IN THE WINDOW (1944)
2 Settembre 2026
Francesco De Maria

Potrà sembrare incredibile, ma per un lungo periodo tutta la fase Americana del Cinema di Fritz Lang (1890-1976) fu presa scarsamente in considerazione da una parte della critica cinematografica la quale non fece che confermare, se ve ne fosse bisogno della propria chiusura mentale e della propria miopia.
I film americani di Lang furono visti piuttosto come una sorta di appendice caduca a quello che ero il suo vero Cinema, vale a dire quello Tedesco, dell'epoca del Muto (o del primissimo Sonoro, pensiamo al capolavoro "M", del 1931).
Senza capire, o senza voler vedere, che il Cinema Americano di Lang non era altro che una prosecuzione del suo discorso cinematografico.
Molto Cinema Americano di Lang si inscrive all'interno dell'universo del Film Noir e come è stato realizzato sempre meglio nel corso degli anni questo orientamento cinematografico ha lunghe radici nel Cinema Espressionista Tedesco (proprio nella sua dimensione figurativa, portatrice di senso).
Uno dei più fulgidi esempi della fase Americana del Cinema Langhiano è costituito da questo "The Woman in the Window" uscito il 25 Ottobre 1944, uno dei simboli del Film Noir, sopratutto della sua declinazione onirica tipica maggiormente della metà degli anni Quaranta.
Film che vede protagonisti Edward G Robinson (nella parte del professore che uccide per legittima difesa l'amante di una femme fatale della quale si è innamorato perdutamente e dalla quale viene manipolato), Joan Bennett (nella parte della femme fatale, appunto) e Dan Duryea (nella parte del suo cinico amante).
Lei è la donna del ritratto: il protagonista si innamora di lei anche e soprattutto perchè la donna sembra la materializzazione Reale dell'Immaginario Artistico.
Alla fine del film scopriamo che si è trattato di un sogno, anzi di un incubo. L'apparente lieto fine non toglie nulla alla cupezza del film, e il fatto che ciò che è avvenuto sia frutto di un sogno del protagonista non è un espediente facile da parte del regista, un mezzo per rassicurare lo spettatore. Anzi: col senno di poi capiamo che il film è un'incursione nei territori perigliosi dell'Inconscio, dell'Es (sempre Freudianamente parlando) operando una sorta di rimescolamento dei piani.
Rimescolamento dei piani di sogno e realtà, di Immaginario e Reale, di Arte e Realtà. La realtà nel film, in un certo senso, si sdoppia e deriva dalla dimensione artistica.
Lei, la femme fatale, sembra una incarnazione diretta della donna del ritratto, e non viceversa: non siamo alla prese con un semplice ritratto di una donna reale.
In questo presupposto risiede la forza immaginifica, visionaria e sottilmente perturbante del film.
Ad ogni modo lo stesso finale rimane ambiguo, ambivalente, anche se apparentemente fa chiarezza (pensiamo appunto nell'ultima scena alla donna che gli si avvicina chiedendogli di accendere la sigaretta).
In tal modo ancora di più il confine fra realtà e sogno sfuma.
Prima ho citato l'Es: poichè "The Woman in the Window" è un'opera sullo sprigionamento dell'Es, del Principio di Piacere. Il protagonista, Richard Wanley è un posato professore di criminologia. Il suo sogno è manifestazione diretta ed evidente dei suoi desideri reconditi, delle sue pulsioni oscure, del suo bisogno di evadere violentemente dalla routine quotidiana e dalle regole sociali.
La stessa femme fatale, come è stato notato da alcuni studiosi in questo film oltre ad essere iconica e "tipica", assai caratteristica, è una figura femminile sfuggente, evanescente, rinforzando così ulteriormente la caratterizzazione onirica e mi steriosa dell'intera vicenda.
E lo stesso lungo, lunghissimo sogno del protagonista è raffigurato attraverso stilemi cinematografici "realistici": anche in questo risiede la grandezza del film e la maestria registica (ma è inutile dirlo) di Fritz Lang.
Quindi, alla luce di tutto quello che ho scritto affermo con tutta sicurezza che questo film rappresenta per me una delle vette creative, cinematografiche ed estetiche non solo della fase Americana di Lang ma dell'intero suo Cinema.
Ma non solo: rappresenta uno dei punti massimi (anche se per me non il punto massimo) dell'intera tendenza che va sotto il nome di Film Noir (e mi sto riferendo ovviamente al Film Noir classico, quello degli anni Quaranta e di quasi tutti gli anni Cinquanta).Un film imprenscindibile.


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