THE LETTER (1940)
13 Luglio 2026
Francesco De Maria

In questo mio nuovo articolo andrò a trattare di un film seminale, a maggior ragione "generativo" se solo lo poniamo all'interno di quell'orientamento cinematografico (io preferisco in questo caso tale definizione a quella di "genere") che va sotto il nome di Noir.
Il regista del film è William Wyler (1902-1981) e l'opera in questione è "The Letter", uscito il 14 Novembre 1940, film che bene emblematizza (anche se in maniera unica, dal momento che lo stile registico di Wyler era personalissimo) la prima fase del Noir classico.
"The Letter" (in Italia distribuito sotto il nome evocativo per quanto parzialmente fuorviante di "Ombre Malesi") è un film che presenta un altissimo profilo formale e stilistico (pensiamo solo al lungo Piano Sequenza iniziale, alla sua capacità descrittiva, evocativa e generatrice di senso) è che in maniera esemplare mostra non una commistione fra Noir e Melodramma (infatti il melodramma struttura ed organizza nel profondo il film) bensì una declinazione melodrammatica del Noir.
Perchè, insisto, il Noir è un orientamento cinematografico, nato proprio in quel 1940, che in verità non si codifica ed irrigidisce in formule di genere prevedibili, ma che mostra alcune costanti sulle quali si costruisce e sviluppa la struttura figurativa, luministica del film: eccedente, irregolare, tormentata, cupa e onirica.
Tale profilo figurativo appartiene sicuramente anche a questo film di Wyler, il quale poi lo declina in senso melodrammatico.
Teniamo poi presente che i legami fra il Melodramma ed il Noir furono sempre strettissimi (soprattutto se penso al proto-Noir, quello dei primi anni Quaranta), tantì è vero che in quel torno di tempo i Noir venivano definiti genericamente come melodrammi.
Questo film vede protagonisti Bette Davis nel ruolo della moglie fedifraga e manipolatrice e Herbert Marshall nella parte del marito tradito, dolce, un po' ingenuo, buono e trasparente.
Seppure girato negli studios hollywoodiani, il film è ambientato in Malesia, fra la upper class di origine europea (tant'è vero che il marito è un proprietario di piantagioni) e questo aspetto esotico è un dato molto importante.
L'esotismo nel Noir non è mai un semplice sfondo inerte, ma è esso stesso catalizzatore di tensioni latenti che pian piano affiorano, assume quasi le caratteristiche di un dispositivo generatore di senso e ancor più di atmosfera, rafforzando gli stessi contrasti psicologici ed emotivi.
La Malesia in "The Letter" è essa stessa spazio psico-antropologico, emotivo, in quell'atmosfera languida, un po' decadente, di caldo umido soffocante tutto il rimosso torna a galla con più forza.
In quel contesto esotico, dunque, tutto si rafforza, si intensifica.
Ma non solo: ci muoviamo in uno spazio figurativo ed emotivo ampiamente claustrofobico, torbido, ma non solo: segnato da una torbida ed equivoca sensualità, proprio come se in quel contesto diverso ciò che rimane represso dal Logos occidentale riaffiora, assume consistenza e realtà.
Ecco in che senso per me l'esotismo gioca un ruolo fondamentale e non funge da semplice sfondo nel film.
I contrasti luministici sono favolosi, impressionanti, e sono atti ad evocare non tanto e non solo il contrasto melodrmmatico, l'intrigo, quanto piuttosto la torbida ambiguità della protagonista, soprattutto, e la sua capacità di manipolazione.
Bette Davis, da grandissima attrice qual era, riesce (magari senza volerlo, probabilmente in maniera del tutto inconsapevole) a diventare raccordo fra le anti-eroine negative che interpretò per i film Warner anni Trenta (come non pensare a "Of Human Bondage" del 1934, tra l'altro film, come lo stesso "The Letter" ispirato ad un'opera letteraria di Somerset Maugham) e la figura stessa, l'archetipo Noir della femme fatale.
E infine: la stessa tematica del film, che assume una progressiva e crescente rilevanza, quella legata alla colpa e al destino rende il film un'opera cinematografica articolata, stratificata, ovviamente leggibile a più livelli.
Quelle stesse tematiche in parte erano, per dire, ricorrenti anzi, caratterizzanti, di tutta una tendenza del Cinema degli anni Trenta (mi viene a mente il Realismo Poetico Francese, soprattutto per quanto riguarda la tematica del Destino) ma che "The Letter" fa invece da incubatori di moltissimo Noir a venire.
Ed ecco perchè possiamo definirlo, senza alcun timore di smentuta un film seminale.


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