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THE FUNERAL (1996)

  • Francesco De Maria
  • 12 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

12 Gennaio 2025


Francesco De Maria


In questo articolo torno di nuovo a trattare del cinema di Abel Ferrara (1951) e nello specifico di un film come "The Funeral" presentato in anteprima al festival di Venezia il 3 Settembre 1996. Si tratta, a mio avviso, non del film più emblematico del regista (quello, come ho spiegato in un mio recente articolo è "Il Cattivo Tenente") ma sicuramente uno dei suoi film più belli, potenti e densi di significato.

La trama del film è semplice: anni Trenta, New York. Si celebra il funerale di uno dei fratelli appartenenti ad una famiglia mafiosa italo-americana. Attraverso una serie di Flashback si scava nel apssato familiare, nelle dinamiche relazionali: dei fratelli fra loro, con l'ambiente circostante, con le proprie compagne.

I fratelli sono intepretati da Christopher Walken, Chris Penn e Vincent Gallo (il fratello morto) per il cast femminile compaiono Annabella Sciorra ed Isabella Rossellini.

Il film è sttao spesso visto come un'opera cinematografica sulla vendetta, io concordo solo in parte: intendo dire che quella definizione di per sè è giusta ma coglie solo un aspetto del film, nemmeno il principale.

Certo vi si potrebbero ritrovare alcuni richiami al mito classico ed alla Tragedia Greca, ma nel film vi sono aspetti che sfuggono alla dimensione archetipica della Vendetta.

Il film vuole essere uno studio d'ambiente, un'analisi antropologica che prende forma cinematograficamente attraverso uno degli espedeienti narrtivi e stilistici più cinematografici che ci siano: il Flashback.

In "The Funeral" il Flashback ha una funzione rivelatrice, di più: una funzione demistificatrice. Perchè in questo film Abel Ferrara smonta pezzo per pezzo, sistematicamente ed impietosamente il mito del gangster, del mafioso.

La vendetta è solo una tessera del mosaico generale e si fa al contempo sintomo essa stessa di una cultura arcaica, cieca, ottusa e violenta, che soffoca l'individualità. Pensiamo,a tale riguardo di come vengono criticate alcune scelte viste come eterodosse di Vincent Gllo da parte degli altri fratelli.

Lo si vendica prima di tutto perchè "è sangue del nosytro sangue", "parte di noi": come un frammento di un tutto: ancestrale, arcaico, violento.

Abel Ferrara ci mostra magnificamente di come questo ambiente sia non solo estrinsecamente (questo è ovvio) ma anche intrinsecamente bellico: proprio perchè tribale e familista.

Ecco, io credo che tutta questa operazione di demisticazione e di smitizzazione sia sttaa parzialmente sottovalutata o non vista in tutta la sua portata.

Il film è tipicamente Ferrariano, anche qui è presente il rapporto complesso ed apparentemente contraddittorio con la religione, solo che in questo film il regista calca più la mano sul lato "dark", disperato: la redenzione appare molto più lontana.

Perchè l'unica redenzione possibile sembra morire di morte volenta, in un certo senso, e ci troviamo di fronte ad un ambiente del tutto irrazionale: la progressiva follia di Cesarino (Chris Penn) è solo la manifestazione più evidente ed immediata, estremizzata, della follia di quell'ambiente e di quella cultura.

E poi c'è da sottolineare un altro aspetto fondamentale: i personaggi femminili fanno da contraltare, si muovo negando quelle dinamiche di vendetta, di "onore" e di violenza.

Le donne nel film (anche quelle di mafia) fanno parte di un altro universo valoriale, parlano un altro linguaggio, è come se il regista in questo film (a proposito l'ultimo scritto insieme a Nicholas St. John) vedesse nell'iniveso femminile e nella sua maggiore attitudine al dialogo ed alla condivisione la dimensioe possibile per la redenzione.

Io concepisco "The Funeral" come uno dei film più cupi di Abel Ferrara, il più pessimista e nichilista, sicuramente di tutti quelli che conosco del regista.

E non è un caso che è stato scritto che proprio grazie ai personagi femminili che il film acquista profondità. Io capisco il senso di questa frase, nonostante il film si aprofondo anche per molti altri motivi. Ma è proprio quella contraddizione apparentemente insanabile a rebdere il film così stratificato.

E poi, a pensarci bene, assistiamo ad un altro rovesciamento: quello che vuole le donne appartenenti a famiglie mafiose puntello di quel sistema valoriale e antropologico.

E questo è un elemento importantissimo che rende questo film così bello, importante, intenso: il rovesciamento: iconico e valoriale.


 
 
 

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