OSSESSIONE (1943)
12 Agosto 2026
Francesco De Maria

Ci sono all'interno della storia del Cinema esordi fulminanti i quali hanno sparigliato le carte, creato un nuovo linguaggio, nuove modalità di rappresentazione cinematografica, di narrare e inquadrare, ed è il caso di questo film capolavoro, "Ossessione", uscito il 31 Maggio 1943 di Luchino Visconti (1906-1976) all'epoca già intellettuale affermato almeno nell'ambito dello spettacolo ed impegnato politicamente in sesno anti-fascista.
"Ossessione" ha fatto tutto questo, e non solo: è un oggetto filmico inafferabile, sfuggente, autentico crocevia di tensioni culturali, idee estetiche, nuovi propositi cinematografici.
Il film è liberamente ispirato al romanzo Noir di James M. Cain "Il Postino Suona Sempre Due Volte" ed i protagonisti sono Massimo Girotti (Gino, il vagabondo) e Clara Calamai (Giovanna, moglie infelice e insoddisfatta del proprietario dello spaccio Giuseppe Bragana, nel quale si ferma Gino), con co-protagonista Juan De Landa, appunto, nel ruolo del marito.
I due diventano amanti e decidono alla fine di uccidere il marito, l'omicidio avviene ma niente va come vorrebbero, andando invece incontro ad un tragico destino.
Sicuramente è vero, come è stato sempre scritto che "Ossessione" è uno di quei film che preannunciò il Neorealismo, perchè è sicuramente vero che in quest'opera il reale irrompe con forza: niente teatri di posa, ambientazioni dimesse ed autentiche, la stessa diva Clara Calamai spesso scarmigliata, con poco trucco, "realistica".
Già tutto questo denota da parte di Visconti una precisa (e nuova) idea di Cinemail quale rappresenta la realtà provinciale italiana, e non solo: abbassa volutamente l'aura divistica (in questo caso di Clara Calamai, vera e propria diva dalla fine degli anni Trenta e simbolo del Cinema dei Telefoni Bianchi), insooma, "Ossessione" getta le basi per tutto un nuovo Cinema (e aggiungo di più: un Cinema non solo Neorealista, ma anche Modernista che nascerà molto dopo, sul finire degli anni Cinquanta).
La stessa bassa Ferrarese, la sensazione di calura, il greto del fiume, la locanda, le strade di Ferrara, etc non fanno da puro e semplice sfondo ma sono parte attiva della vicenda rappresentata e narrata.
Costituiscono per l'appunto un'ambientazione attiva, un'Italia provinciale, ma vera, lontana dai fasti decantati dal regime.
Ed in questo senso "Ossessione" rappresentò davvero un film di opposizione politica (e poi pensiamo alle figure coinvolte in vario modo nella realizzazione del film, vale a dire Giuseppe De Santis, Gianni Puccini, Mario Alicata) un film intrinsecamente (ma non solo intrinsecamente) antifascista.
Ma non solo: in "Ossessione" il fascismo viene quotidianizzato, mostrato nella sua radice familista, banalmente autoritaria, patriarcale, meschina, maschilista ed ottusa, incarnata dal personaggio di Giuseppe Bragana, il marito, vittima delle mene di Gino e Giovanna.
La figura di Gino è ambivalente: egli è un vagabondo, rappresenta tensioni diverse, alternative, libere (ma si lascia irretire da Giovanna, la quale, attenzione, pur essendo una bellissima donna non è una vamp) e in quanto vagabondo si assimila bene a figure come lo Spagnolo (impersonato da Elio Marcuzzo) simbolo di ribellione (la sua stessa omosessualità suggerita indica questo).
Dicevamo di Giovanna, che non è una femme fatale (almeno nella sua dimensione iconica) proprio perchè Visconti abbassa e svuota quel ruolo, quell'archetipo, pur agendo a livello generale come una donna fatale.
La stessa relazione torbida e clandestina fra Gino e Giovanna come sè stato evidenziato ha poco di Neorealista ma ha sicuramente radici lunghe nel Melodramma (e in questo senso potremmo rintracciare radici ancora più lunghe nell'Opera Lirica, tanto amata dal regista).
Quindi "Ossessione" è un film che carbura su un cortocircuito particolarissimo: sull'abbassamente pre Neorealistico combinato ad uno strano innalzamento Melodrammatico.
Questo è, per me, un dato molto importante per riuscire ad inquadrare al meglio il film, che, ripeto è opera inclassificabile anche e soprattutto per questo, inquieta, problematica, eccedente, misteriosa (e pensiamo anche allo stesso utilizzo delle Ellissi da parte del regista).
Le cose da dire sarebbero moltissime su un film così articolato e complesso, su un'opera così fertilmente ambigua e con richiami a svariate fonti culturali (il Melodramma, il Noir, l'Opera Lirica, lo stesso Realismo Poetico Francese)certo è che alla sua uscita fu molto criticato poco capito, ma molti nemmeno vollero capirlo, forse perchè se ne percepiva tutta la carica eversiva, critica, problematica e problematizzante.


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