NONHOSONNO (2001)
- 11 feb
- Tempo di lettura: 3 min
11 Febbraio 2026
Francesco De Maria

In questo mio Blog quando ho trattato del Cinema di Dario Argento (1940) ho sempre analizzato film appartenenti a quello che per me (ma non solo per me) si potrebbe definire il "periodo d'oro" del regista vale a dire quello 1970-1987 (quindi quello che va dall'esordio folgorante de "L'Uccello dalle Piume di Cristallo" a "Opera", film secondo me in parte sottovalutato) in questo articol vorrei parlare di un film che arriva molto dopo, vale a dire di "Nonhosonno" uscito il 4 Gennaio 2001.
A parer mio questo film presenta punti di forza, anche se comunque manifesta molti dei limiti del Cinema Argentiano degli anni Novanta (una recitazione spesso molto debole, e sì, anche se sembra incredibile una regia meno inventiva e purtroppo più piatta).
In questo film non solo, ad esempio, è debolissima la recitazione del protagonista (Stefano Dionisi) ma lo stesso grande Max von Sydow (nella parte del commissario in pensione che ritorna a d indagare sui delitti del "Nano") sembra recitare peggio.
Con "Nonhosonno" Dario Argento tenta di tornare ai vecchi fasti di una volta (musiche addirittura dei Goblin, ambientazione Torinese) e in qualche modo il film va a segno.
Gli stessi dialoghi sono deboli (ma questa è una caratteristica un po' di tutto il Cinema di Dario Argento) eppure "Nonhosonno" presenta anche una costruzione delle scene davvero impressionante, talvolta: e penso soprattutto alla stramenzionata scena dell'omicidio nel treno: là i movimenti di macchina sono davvero magistrali e concorrono nel creare paura e suspence.
Alla fine, anche in questo ci si può accorgere quando un regista cinematografico è davvero grande (e Dario Argento lo è, perchè lo è stato) cioè nel far diventare la Cinepresa strumento costruttivo di realtà e creatore diretto di emozioni: e nella scena del treno questo si manifesta con grande forza.
Un altro elemento che colpisce molto di questo film (e che forse, a pensarci bene, poche volte viene citato e messo in evidenza come meriterebbe) è la stessa attenzione rivolta alle strutture architettoniche (pensiamo agli esterni della villa del Nano, ormai abbandonata e semi-cadente) inquadrati con movimenti di macchina maestosi e solenni accompagnati a loro volta dalla musica dei Goblin, tale attenzione all'architettura non è nuova in Dario Argento, anzi, solo che in questo film la ripropone con forza inedita.
La Cinepresa è come se (ri)costruisse gli edifici, le inquadrature ed i movimenti della macchina da presa si fanno construttori e creatori di realtà, in tutti i sensi.
E questo è un dato molto importante, che fa allineare "Nonhosonno" a tutti i film del periodo migliore della filmografia di Dario Argento.
Ecco perchè in qualche modo ed in una certa misura (proprio perchè questo film del 2001 condivide con i film degli anni Novanta molte caratteristiche per così dire negative) "Nonhosonno" svetta come film nella fase post 87: i movimenti di macchina (ma più che altro in alcune scene, non sempre, come avveniva invece nel suo periodo più felice) sono marcati, presenti, visibili: e costruiscono, creano e ricreano.
Anche in questo film il regista rappresenta una vicenda filmica fatta di orrore, di sangue e sembra discendere con rinnovata sicurezza negli abissi psichici di una mente distorta e devastata (quella dello spietato assassino, appunto).
E la stessa ambientazione torinese non fa solo da cornice (come del resto avveniva anche negli altri suoi film girati nella città) ma è essa stessa co-protagonsita e mi verrebbe da dire quasi co-autrice del film, perchè in "Nonhosonno" Dario Argento riprende i contati con la città, riannodando le fila di un suo lungo discorso cinematografico, guardando a Torino come luogo di incubazione e fucina di mistero e di orrore (e questo assume maggiore forza se consideriamo che Dario Argento ama quella città).
Ma tutti questi elementi non rendono "Nonhosonno" un film derivativo o puramente auto-citazionista quanto piuttosto un'opera che tenta di reinserirsi in un discorso cinematografico che forse (anzi, sicuramente) si era andato un po' perso nel corso degli anni Novanta.
Ed ecco perchè considero "Nonhosonno" un film che testimobia slancio creativo, un certo coraggio nel rimettersi in gioco, da parte di un grande regista del Cinema Italiano.


Commenti