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NON ESSERE CATTIVO (2015)

12 giu
Tempo di lettura: 3 min

12 Giugno 2026


Francesco De Maria


Ritorno al cinema di Claudio Caligari (1948-2015), al suo terzo e ultimo lungometraggio, dopo avere già trattato dei primi due, vale a dire di "Non Essere Cattivo" presentato in anteprima al Festival di Venezia il 7 Settembre 2015.

Film importante sotto molti punti di vista, se solo pensiamo che è stato anche un trampolino di lancio per attori ed attrici molto validi del nostro cinema, a cominciare dai due protagonisti maschili, vale a dire Luca Marinelli e Alessandro Borghi nonchè per arrivare alle presenze femminili impersonate da Silvia D'Amico e Roberta Mattei.

Teniamo presente questo aspetto importante, anzi imprenscindibile: Caligari prosegue indefessamente con il suo discorso cinematografico "pasoliniano".

Non bisogna sottovalutare l'influsso pasoliniano nel suo cinema, come ho tentato anche si spiegare nel mio articolo dedicato al suo lungometraggio di esordio del 1983, tant'è vero che lo stesso regista presenta il film del 2015 come "una storia degli anni Novanta quando finisce il mondo pasoliniano".

Quindi, per me, l'influsso pasoliniano è presente nella sua assenza, presente in quanto assente.

Il film si impernia su due giovani di borgata per la precisione di Ostia, Vittorio e Cesare, tendenti alla violenza, tossicomani e spacciatori al contempo.

Il film bene rappresenta la loro vita, ma non solo sotto il profilo esterno, ambientale e sociale ma anche sotto il profilo psicologico, interiore, emotivo: tant'è vero che le due dimensioni si intrecciano costantemente nel film.

Ad esempio il loro rapporto con le due figure femminili, appunto, o il rapporto di Cesare (Luca Marinelli) con la madre e con la nipotina Debora, malata di AIDS, (la quale avrà comunque un ruolo importante all'interno del film anche se non troppo evidente e scontato).

Ecco i due protagonisti sono sostanzialmente due giovani in fuga: non tanto dalle responsabilità (sarebbe banale affermare questo, e anche superficiale) quanto piuttosto dal degrado urbano, da una vita magari comoda e irreggimentata (anche se la loro non è una rivolta, tantomeno cosciente), anche se inconsapevolmente se volessimo agganciare Cesare e Vittorio ai personaggi pasoliniani potremmo dire che nel corso di buona parte dell film i due rifiutano il lavoro.

Ma prima di tutto i due sono in fuga da se stessi, dal proprio oscuro passato, dalla propria incomunicata sofferenza.

Ed ecco perchè "Non Essere Cattivo" rimane un film indubitabilmente umanista, dalla parte dei marginali, degli spostati, seppure come in questo caso pronti a scoppi di rabbia violenta, agli eccessi, all'auto-distruzione.

Solo che in qualche modo il destino dei due si dividerà drasticamente, poichè Cesare devastato dalla morte della piccola Debora ("non essere cattivo") compirà una rapina rimanendo ucciso, mentre Vittorio si sposerà con Linda (Roberta Mattei), l'altro personaggio femminile, Viviana, il quale avrà una storia con Cesare è interpretato appunto da Silvia D'Amico.

Certo questa contrapposizione di destino è molto importante elo si può intendere come una latente contrapposizione dei due personaggi, del loro disagio umano e sociale.

Cesare è il vero disperato nichilista, la vittima sacrificale (tant'è vero che il nome è un rimando aperto al personaggio omonimo di "Amore Tossico" di Caligari) mentre Vittorio forse è il personaggio meno cupo, auto-distruttivo, più tendente a quella che potrebbe, nel contesto significante del film, apparirci più che una "salvezza" una omologazione.

E si badi bene che il nome Vittorio è un rimando (questo meno scoperto) al protagonista del film di esordio di Pasolini, "Accattone", del 1961.

In quel film il protagonsita si chiama Vittorio, appunto, ma viene chimaato sempre con il soprannome di Accattone.

Anche in questo modo Caligari mantiene un legame stretto e diretto con il cinema pasoliniano ed in primis con il film del 1961, ma è come se lo rovesciasse di segno: il personaggio interpretato da Alessandro Borghi si chiama allo stesso modo, ma nello stesso nome non c'è lo stesso destino, egli rovescia specularmente la morte sacrificale di Accattone in una vita omologata. Assistiamo forse davvero ad un rovesciamento: Accattone muore immolato, sacrificato, non integrato dis-integrato, Vittorio nel film del 2015, vive, anzi sopravvive integrandosi.

Ecco, per me la sua traiettoria va letta come integrazione non di per sè. ovviamente, ma perchè posta in interrelazione con il film pasoliniano.

Chiudo affermando che davvero come è stato definito "Non Essere Cattivo" è un unicum, un'pera cinematografica bella, importante, che rimane per molti versi enigmatica ed imprendibile.




 
 
 

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