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L'ODORE DELLA NOTTE (1998)

  • Francesco De Maria
  • 23 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

23 Gennaio 2026


Francesco De Maria


Ho già avuto modo di trattare in passato del cinema del regista Claudio Caligari (1948-2025) e in particolare del suo primo lungometraggio "Amore Tossico" del 1983, in questo articolò approfondirò invece il suo film realizzato moltissimi anni dopo, vale a dire "L'Odore della Notte" presentato in anteprima al festival di Venezia l'8 Settembre 1998. Caligari ha al suo attivo solo tre lungometraggi realizzati fra il 1983 e il 2015, spesso non riusciva a trovare finanziamenti per i suoi progetti così personali e difformi, come ho spiegato nell'altro mio articolo.

Io credo che "L'Odore dela Notte" sia fra i tre il suo film che è sttao meno compreso. In apparenza lineare: si basa su fatti di cronaca nera legati alla cosiddetta banda dell'Arancia Meccanica che imperversò con rapine negli appartamenti della Roma bene, e che come poi si scoprì era capeggiata da un ex poliziotto.

In questo senso il film rimane del tutto fedele alla vicenda. Valerio Mastandrea impersona bene il protagonista (che nel film si chiama Remo Guerra) poliziotto in servizio di giorno che di notte fa rapine insieme a due sodali, attangaliato da un malessere esistenziale profondo e da una forte rabbia sociale.

Egli in qualche modo è non solo un disadattato, ma un ribelle, egli incarna tutte le pulsioni anti-borghesi che continuavano a manifestarsi nell'ultimo scorcio degli anni Settanta ed oltre.

Ed è mosso sicuramente, come ho scritto sopra da una rabbia sociale, e non dall'invidia, ma una rabbia nichilistica che sembra quasi una manifestazione diretta del cupo nichilismo della generazione del 77.

Vorrei spiegare, adesso, il motivo per il quale prendo nettamente le distanza da tutta quella vulgata interpretativa che vorrebbe il film erede consapevole del Poliziesco all'Italiana anni Settanta.

E si badi bene che io ho sempre difeso quel genere (molti film ascrivibili al genere sono ben girati, ben realizzati, possiedono ritmo e forza visiva, etc.) ma "L'Odore della Notte" guarda in tutt'altra direzione.

Il film è un'opera Esistenzialista, se possiamo dire così, e che quindi ovviamente guarda sia alla tradizione del Polar ed in primis all'opera registica di un grande autore come Jean Pierre Melville, ma anche a "Taxi Driver" di Martin Scorsese (film, non dimentichiamolo scritto da Paul Schrader), ed infatti secondo me queste sono le fonti ispiratrici del film: Jean Pierre Melville, Martin Scorsese, Paul Schrader (attraverso la sua stessa nozione critica di Cinema Trascendente). Questo perchè il film di Caligari vive di "vuoti", di silenzi, di desolati scorci urbani, di scene notturne (con tutto il significato simbolico che si portano dietro) ma non solo: vi è attraverso il film una progressiva rarefazione che tende a sublimare il malessere del protagonista in qualcosa di più profondo, di assoluto.

Ed ecco perchè non ho esitato a definirlo un film Esistenzialista. Elemento che accomuna "L'Odore della Notte", poi sia ad un film come "Taxi Driver" che al cinema di Jean Pierre Melville e attraverso questi, in una maniera magari del tutto indiretta a certo Bresson (come quello del magnifico "Pickpocket" del 1959) non è solo il sottofondo esistenziale, ma la stessa centralità simbolica e spaziale, ma non solo anche psichica che riveste l'appartamento.

L'appartamento di Remo Guerra svolge un ruolo fondamentale nel film (intanto nel raccordarlo a tutti quei precedenti cinematografici e a farci capire di come Caligari guardasse consapevolmente a tutta una tradizione cinematografica) proprio come spazio esistenziale di solitudine sociale, emotiva, psichica.

A me pare che questo elemento del film sia sempre stato trascurato o comunque sottovalutato. La stessa inquadratura finale del film dove Remo Guerra spara in direzione della cinepresa, quindi al pubblico è una citazione di un'inquadratura di "Goodfellas" di Martin Scorsese, del 1990, nel quale il personaggio interpretato da Joe Pesci compiva lo stesso gesto.

Proprio perchè Caligari era un regista a suo modo citazionista, ovviamnete cinefilo, pienamente consapevole della Storia del Cinema.

Il Poliziesco all'Italiana con "L'Odore della Notte" c'entra davvero poco. E la forza del film risiede anche, emolto, nel riuscire a rappresentare la rabbia nichilista che attanaglia i personaggi e soprattutto l'indimenticabile protagonista Remo Guerra.

 
 
 

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