IL REGISTA DI MATRIMONI (2006)
- 22 apr
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22 Aprile 2026
Francesco De Maria

Il cinema di Marco Bellocchio (1939) è un unicum, e lo è sempre stato all'interno del panorama conematografico Italiano. Trattasi di un regista rigorso, che ha sempre mantenuto la barra dritta, per così dire, rimasto fedele a se stesso, alla propria poetica, ad una propria visione non solo del mondo, ma del Cinema stesso.
Un cinema il suo personalissimo, dunque, sfuggente, inclassificabile che si trasforma nel corso dei decenni pur rimanendo fedele a se stesso: dai primordi più latamente politici e sociali (e penso non solo al folgorante esordio de "I Pugni in Tasca" del 1965 ma anche a tutta la fase dei Sessanta, per l'appunto e dei Settanta) a quelli sempre più marcatamente psicologici e psicoanalitici (e penso soprattitto alla fase della seconda metà degli anni Ottanta) fino a quelli più enigmatici, surreali, vagamente onirici pur se intrecciati ad una dimensione collettiva, sociale e quotidiana.
Questa fase forse si apre con maggiore forza proprio dalla fine degli anni Novanta e certo è che un film come "Il Regista di Matrimoni" uscito il 21 Aprile 2006 ne rappresenta una delle vette cinematografiche ed estetiche.
Protagonista del film è Sergio Castellitto nel ruolo del regista Franco Elica il quale fugge da una produzione di una nuova versione cinematografica de "I Promessi Sposi" per rifugiarsi in Sicilia, a Cefalù, e qui conosce un principe decaduto del posto che, avendo saputo che si trova di fronte ad un autore cinematografico gli chiede di girare un filmino sulle nozze della figlia Bona (interpretata da Donatella Finocchiaro).
I due, Franco Elica e Bona si innamorerranno l'un dell'altro.
Ecco, descritto così il film può sembrare lineare (ed effettivamente la trama lo è) eppure un'opera piena di increspature, di inquietudini, di guizzi visionari.
Perchè in questo film (e moltissimo) Bellocchio scava nella dimensione quotidiana per svelarne i meccanismi arcani, enigmatici, misteriosi.
Che poi, a pensarci bene, la quotidianità in questo film tanto quotidiana non è, se solo pensiamo alla vicenda stessa vissuta da Franco Elica che per certi versi sembra uscire da una fiaba onirica e vagamente surreale.
Io guardo a tutto il cinema di Marco Bellocchio come di un cinema ribelle e visionario sulla ribellione e sulla visione, per così dire, ed in questo senso un film come "Il Regista di Matrimoni" è altamente emblematico e rappresentativo.
Franco Elica è un uomo inquieto, apparentemente in fuga, eppure la sua fuga si fa ricerca profonda, esistenziale e di senso. Fugge da quella produzione (che lui vede come convenzionale e fin tropo tradizionale), lascia Roma per la Sicilia. Qui incontra i Gravina, appunto, famiglia nobiliare decaduta che vive in un castello bellissimo, appartato, quasi fuori dal tempo.
E qui egli getta scompiglio: compromette il matrimonio di Bona (interpretata da Donatella Finocchiaro), mette in questione dinamiche ed equilibri rigidi e traduzionalisti, per fuggire, oniricamente e surrealmente, con la donna.
Perchè mai come in questo film il piano del Reale e il piano dell'Onirico si compenetrano, si intrecciano, si affermano e si negano reciprocamente.
Nel cinema di Bellocchio, tra l'altro, i cognomi sono sempre cognomi parlanti, cognomi significativi ed io ho riflettuto a lungo proprio sul cognome del protagonista, Elica: lo strumento che permette il volo. E poi il nome Franco (libero), appunto, l'uomo del volo libero, della fuga in avanti, della negazione dell'oppressione e della repressione (incarnate invece dall'autoritario Fernando Gravina, uomo tutto d'un pezzo e di altri tempi).
La stessa figura femminile, quella di Bona, è del tutto complementare ed in sintonia con quella di Franco Elica: personaggio enigmatico, sfuggente, quasi onirico, sottilmente malinconico sembra rimandare a qualcosa di Altro, ad un Oltre, ad un bisogno di fuga.
Secondo me, infatti, importantanza capitale la assumono prima di tutto i due personaggi (Franco e Bona) anche presi isolatamente, in tutto ciò che simboleggiano, poi nella loro dimensione complementare ed infine nella loro relazione: profonda, vera, reale, eppure surreale, onirica.
Lo stesso Franco in quel matrimonio porta con sè tutta la forza visionaria del Cinema, la sua capacità di penetrazione del Reale, la capacità di slatentizzare il reale, le pulsioni.
Proprio per questo considero sicuramente "Il Regista di Matrimoni" come uno dei conseguimenti cinematografici ed estetici più alti di Marco Bellocchio.


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