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IL MONELLO (1921)

  • 22 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

22 Giugno 2026


Francesco De Maria


Potrei aprire questo mio articolo parlando proprio dell'amore viscerale che mi lega a questo film di Charlie Chaplin (1889-1977) non solo per motivi cinefili ma anche di puro e semplice affetto infantile, visioni di quando ero bambino che mi sono rimaste nel cuore e che mi hanno segnato.

Mi sto riferendo ovviamente al film "Il Monello" uscito il 16 Gennaio 1921, sicuramente uno dei capolavori e dei conseguimenti artistici più alti di Chaplin.

La storia, la trama del film sono ultra-note; quello che mi colpisce ad ogni rinnovata visione è il carattere articolato, stratificato di quest'opera, ma non solo: "Il Monello" è attraversato da un'inquietudine profonda, è un film assolutamente non riconciliante.

Troppe volte lo si è voluto vedere come un Melodramma nel quale la critica sociale (che ovviamente gli si riconosce) si stempera progressivamente in una sorta di lieto fine.

In verità per me il film è molto più inquieto, presenta molte più increspatura, sussulti di inquetudine, etc.

Intanto c'è da dire che, secondo me, a differenza ad esempio di "La Donna di Parigi" del 1923, il quale è in tutto e per tutto un Melodramma in maniera per così dire programmatica in questo film del 1921 Chaplin usa e progressivamente svuota la struttura melodrammatica.

Poichè a ben vedere i contrasti in questo film non sono contrasti "sentimentali", o meglio lo sono, ma passano in second'ordine e sono fortemente interelati alle dinamiche ed alla dimensione sociale.

E' questo il punto, secondo me lo snodo più intimo di un film come "Il Monello". I contrasti sentimentali (il pianto del bambino, un indimenticabile Jackie Coogan, la corsa di Chaplin per salvarlo dalle grinfie di chi vuole rinchiuderlo in orfanotrofio, per dire, e non solo) ci sono, ovviamente, e sono importanti.

Chaplin voleva, con questo film far ridere e far piangere. Ma insisto: vanno posti all'interno di una cornice sociale che il film raffigura benissimo.

Una struttura sociale basata sul controllo (il medico, il poliziotto), su una logica concentrazionaria (il dormitorio) e sulla lotta ferina di tutti comtro tutti (pensiamo al bullo del quartiere).

In qualche modo il Vagabondo e il Bambino si trovano sempre di fronte all'autorità (qualunque essa sia) alla logica autoritaria e improntata al controllo.

Su questa intelaiatura, su questo schema generale Chaplin sovrappone il Melodramma, i contrasti emotivi e sentimentali.

Bisogna poi tenere conto di un altro aspetto fondamentale: "Il Monello" è un film strutturato ed organizzato molto anche sulle fondamenta del Comico, e tale cataegoria crea un cortocircuito perenne con la struttura medlodrammatica, un cortocircuito che si fa anche continuo generatore di senso.

Il Comico, non dimentichiamolo, per sua natura abbassa, non solo: demistifica, rivela e svela.

Quindi le due dimensioni, quella comica e quella melodrammatica si incontrano e si scontrano continuamente nel corso del film, non solo: operano in una sorta di triangolazione con la dimensione della critica sociale.

Nel film vi è un rapporto a tre, dunque. ma un rapprto dinamico e significante.

E vorrei essere chiaro e netto su questo: ne "Il Monello" il lieto fine non esiste davvero, ci troviamo piuttosto di fronte ad un falso lieto fine, ad un lieto fine rovesciato di senso che mantiene solo l'apparenza del finale lieto, e mi riferisco ovviamente all'ultima scena, quella nella quale il Bambino e il Vagabondo vengono accolti a casa della madre del piccolo (non dimentichiamo che il bambino è un trovatello il quale è stato adottato dal vagabondo): la Cinepresa rimane fuori, inquadrando la loro scomparsa all'interno di quella casa.

La casa sembra quindi diventare un'altra prigione, la vita borghese è essa stessa un meccanismo di controllo che serve a "normalizzare" due emarginati reietti come il Vagabondo ed il Bambino.

Quella porta che si chiude alle loro spalle, con la Cinepresa che non mostra l'interno della casa, oppure la loro nuova vita, in un ipotetico ed eventuale ultimo capitolo del film è fondamentale ed assai significativo.

In questo modo la struttura melodrammatica del film si sgretola, ed ecco in che senso Chaplin la svuota dall'interno, la rovescia, la ribalta.

Ed è per questo, soprattutto per questo, che "Il Monello" rimane un capolavoro assoluto della Settima Arte.



 
 
 

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