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IL CONSIGLIO D'EGITTO (2002)

  • 20 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

20 Febbraio 2026


Francesco De Maria


Forse un regista sempre rimasto appartato nel panorama cinematografico Italiano, e di conseguenza anche poco considerato criticamente (eppure la visione dei suoi film merita tantissimo) è per l'appynto Emidio Greco (1938-2012) autore fra l'altro di questo "Il Consiglio d'Egitto" presentato in anteprima al Festival di Berlino l'11 Febbraio 2002.

Si tratta di un altro film tratto da un'opera letteraria di Leonardo Sciascia, e con il grande scrittore Siciliano si sono confronttai molti importanti registi fra cui Damiano Damiani,Francesco Rosi, Elio Petri e infine, appunto, Emidio Greco, realizzatore di opere singolari, "diverse", irregolari, sempre contenutisticamente e formalmente dense.

Non fa eccezione questo film del 2002 secondo me il suo film migliore (fra quelli che sono riuscito a guardare del regista), ambientato (e teniamo presente che il film è piuttosto fedele al romanzo) alla fine del Settecento, più precisamente nel 1782 e incentrato sulla figura dell'erudito (realmente esistito) e falsario Giuseppe Vella il quale affermò di avere rinvenuto fonti primarie ed attendibili del dominio Islamico in Sicilia quando invece tali fonti erano state create e falsificate a bella posta proprio da lui stesso.

Dal momento che opera cinematografica ed opera letteraria sono sempre diverse, proprio perchè abbiamo a che fare con due linguaggi completamente diversi (quello cinematografico e quello letterario, appunto) anche se interrelati, mi concentrerò oviamente sul film di Greco e non sul libro di Sciascia (che purtroppo non ho letto).

In questo film viene analizzato con profondità critica proprio il contrasto fra vero e falso fra apparenza e realtà, o meglio fra relatà e sua rapprewentazione mistificante.

La forza del film risiede anche nella mirabile caratterizzazione che Silvio Orlando (sempre bravo) da al suo Giuseppe Vella, figura ambivalente, fertilmente ambigua: falsario, cappellanno del tutto integrato in un certo sistema di potere eppure realizzatore di un falso storico che condurrebbe alla fine dei privilegi aristocratici.

nel film non si può non "parteggiare" (usiamo questo termine) per Vella, il quale a suo modo pur essendo architteto di una falsificazione è a sua volta vittima di un certo ambiente sociale e culturale: egli rappresenta, obiettivamente, una spinta al progresso, una spinta progressista.

Ed è interessante vedere di come, ad un certo punto del film, la stessa aristocrazia Palermitana cerca di ingraziarselo.

Perchè la falsificazione di Vella si muove proprio in direzione dello smantellamento dei privilegi feudali. Ma non solo: egli non rappresenta solamente una figura, ambivalente, certo, ma portatrice di progresso, ma anche una figura umanamente ed interiormente tormentata, dilaniata: ed è qui che ritorna la capacitò recitativa di Silvio Orlando.

Il film stesso poi come accade spesso nell'opera di Sciascia si fa anche riflessione sulla Sicilia (e io credo più in generale sull'Italia Meridionale e sull'Italia tutta) oltrechè una riflessione non solo sul progresso storico ma anche sul Potere.

"Il Consiglio d'Egitto" è un film formalmente impeccabile, è stato scritto, ed è vero, che sfiora l'accademismo, ed è vero anche questo.

Il film vuole essere programmaticamente fedele al testo di Sciascia, questo è un preciso punto di vista autoriale di Emidio Greco, traslitterando l'opera Letteraria in opera Cinematografica, in opera Audio-Visiva.

Emidio Greco con questo film dimostra di non essere un banale illustratore di un'opera letteraria.

Comunque, ad ogni modo, il film è formalmente impeccabile, e la ricostruzione storica è accurata e mirabile, niente è lasciato al caso e tale accuratezza la si può notare anche nell'eleganza figurativa e enlla raffinatezza visiva, fotografica, cromatica.

Il fatto è che Emidio Greco non solo compie opera di traslitterazione, come ho scritto sopra, ma immette la pagina scritta all'interno del flusso visivo filmico, rielaborandola e trasformandola.

Questo non viene ma i capito appieno, poichè troppe persone si lasciano ingannare dall'estrema accuratezza: ma quest'ultima, spesso, è un punto di forza.

Questo film , purtroppo, è parzialemnte misconosciuto e lo stesso regista non è conosciuto quanto meriterebbe, e la stessa relativa lunghezza del film (poco più di due ore) non è eccessiva, come è stato scritto, poicheè il film tenta accuratamente di rappresentare la pagina scritta di Leonardo Sciascia e di mantenersi fedele al libro, senza "ridurlo".

Questo risulta essere non solo il film che amo di più del regista, ma anche opera cinematografica da riscoprire e rivalutare.



 
 
 

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