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GASLIGHT (1944)

24 ago
Tempo di lettura: 3 min

24 Agosto 2026


Francesco De Maria


Fra i registi importanti del Ciema Classico Hollywoodiano compare anche (anzi, svetta) il nome di George Cukor (1899-1983) oggi forse un po' trascurato (non dico dimenticato perchè non sarebbe corretto affermarlo).

Regista dal forte impianto teatrale, il quale riuscì brillantemente a cinematografizzare i dialoghi, regista di commedie brillanti ed indimenticabili (come non menzionare, per dire, "The Philadelphia Story", del 1940?) e soprattutto, come fu molto pertinentemente definito "regista di donne".

Uno dei suoi film più celebri (e celebrati) tra l'altro si chiama proprio "The Women" (1939). Regista di donne, dunque, autore molto attento all'universo femminile, al sentire femminile e, in filigrana, al disagio femminile.

Prova forte di tutto questo la abbiamo con il film "Gaslight" uscito il 4 Maggio 1944 che non è una Commedia. George Cukor si è cimentato, e con notevole successo anche in altri territori cinematografici.

Questo film del 1944 è un Thriller psicologico, lo si potrebbe in qualche maniera coordinare al Film Noir, per alcuni vesri, però, considerando che siamo di fronte ad un film in costume, ambientato nella Londra Vittoriana del 1875 (l'incipit) e del 1885 (il resto del film).

Opera cinematografica su un delitto, su un matrimonio con un uomo affascinante e misterioso (interpretato da Charles Boyer) della giovane Paula Alquist (Ingrid Bergman) nipote della vittima, sul "ritorno a casa" a Londra proprio nella magione teatro dell'omicidio, e sulle continue manipolazioni psicologiche dell'uomo sulla donna per farle credere di stare impazzendo (da qui il termine "gaslighting" in ambito psicologico).

Giusto far notare che il film di Cukor è una sorta di rifacimento di un precedente e per quanto ne so (purtroppo non sono mai riuscito a vederlo) pregevole film Inglese di Thorold Dickinson, del 1940 il quale porta esattamente lo stesso titolo, a sua volta versione cinematografica dell'opera teatrale "Gas Light" di Patrick Hamilton.

In questo film del 1944 Thriller psicologico e melodramma si intrecciano indissolubilmente, declinandosi in una forma parzialmente Noir, e questo proprio attraverso l'attenzione riposta ai contrasti luministici. Questo è un aspetto molto interessante a pensarci bene se solo consideriamo il fatto che le commedie Cukoriane sono caratterizzate da una illuminazione diffusa, le sue commedie sono "luminose".

In "Gaslight" rovescia specularmente il suo assunto di base, facendo affiorare il contrastato, il semi-oscuro, l'oscuro, il rimosso cinematografico.

L'impianto fondamentale rimane sempre "teatrale" in Cukor solo che ad esempio in questo caso la stessa forma Noir è quella che cinematografizza l'opera.

Su tale "sfondo" attivo (non si tratta di un semplice sfondo inerte, come ho mostrato) si inscena una sorta di tortura psicologica, manipolatoria, insidiosa, spietata.

E quella ci mostra, potenziandola, gli stessi contrasti psicologici, interiori, emotivi fra la giovane moglie e il marito. Ma questa disamina psicologica è interna a tutta una struttura scenografica e luministica del film assolutamente imprenscindibile e da considerare pienamente.

In tutto questo risiede la forza di un film come "Gaslight" il quale si regge anche sulla stessa recitazione di alto livello (soprattutto, ma non solo, la prova attoriale di Ingrid Bergman, ad esempio, fu elogiata).

Un altro aspetto ricollegabile al Film Noir, ma non solo, volendo allo stesso Espressionismo (matrice fondamentale del Noir) è la raffigurazione densa dell'angoscia che la giovane donna prova.

Una volta tanto il titolo scelto dai distributori italiani è azzeccato: "Angoscia".

Come è stato poi bene evidenziato da alcuni studiosi in passato "Gaslight" si inserisce spontaneamente in tutta una serie di film degli anni Quaranta di una giovane donna vittima psicologica del marito, o fortemente sospettosa, talvolta, del marito.

Questa sorta di archetipo narrativo e cinematografico è assai significativo nel suo carattere profondo, anche esistenziale, se vogliamo. profonodo poichè sconfina nei territori del Perturbante: l'inquietudine deriva proprio da ciò che è familiare e quotidiano.

Lo stesso ritorno nella casa di famiglia di Paula Alquist ribadisce questo assunto: la casa è testimone del delitto, quindi si fa corrispettivo oggettivo dell'orrore, al contempo è lo spazio domestico, conosciuto e riconosciuto, in teoria accogliente, in pratica respingente e angosciante.

Quindi "Gaslight" per tutte queste caratteristiche si erge, se non altro, come uno dei conseguimenti cinematografici ed estetici più alti di George Cukor.



 
 
 

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