BEDLAM (1946)
11 Settembre 2026
Francesco De Maria

Alcune volte, all'interno del panorama cinematografico (e mi viene a mente soprattutto quello Americano, ma non solo, penso anche a quello Inglese) la stessa casa di produzione e addirittura la stessa figura del produttore assumono il ruolo di ideatori primi e quasi di co-autori dei film che vanno a produrre. Come è ovvio credo fermamente altresì all'importanza del regista.
"Bedlam" uscito il 19 Aprile 1946 è un ottimo esempio di tutto questo. Diretto dal bravo (e putroppo talora sottovalutato) Mark Robson (1913-1978) e prodotto da Val Lewton per la RKO.
Val Lewton, per l'appunto: un nome che è un programma. Egli produsse una serie di film a basso costo nel corso degli anni Quaranta dall'orrore suggerito, non mostrato: film a basso costo, stringati, ma fortemente evocativi nella loro stilizzazione.
Ecco, "Bedlam" è l'ultimo film del ciclo, che si apre nel 1942 con il pur ottimo "Cat People". A dire il vero non considero "Bedlam" uno dei picchi assoluti del ciclo (pur amandolo e apprezzandolo) che sono costituiti per quanto mi riguarda da "Cat People", appunto, "I Walked with a Zombie" del 1943 (quello che più amo" e la "Settima Vittima", sempre del 1943.
Ad ogni modo "Bedlam" è forse il film più latamente "politico" di tutto il ciclo Lewton, che vede protagonista Boris Karloff nel ruolo di George Sims, crudele, spietato ed autoritario diretore del manicomio londinese Bedlam (Bethlem Royal Hospital).
Viscido,opportunista, forte con i deboli e debole con i forti, questo è George Sims.
Il film ovviamente è un Horror sia per la vicenda narrata sia per la stessa resa atmosferica, deformata, alterata semi-espressionisticamente.
Bisogna tenere sempre presente un aspetto molto importante: "Bedlam" si ispira alla serie di dipinti (otto per la precisione, tenuti insieme da un filo concettuale, per così dire, e volendo anche narrativo) "A Rake's Progress" del grande pittore William Hogarth, la serie risale agli anni 1732-34.
Quindi il richiamo al Settecento Inglese è importante all'interno del film, e Robson lo rafforza attraverso l'ambientazione nella Londra del 1761.
Addirittura il regista usò William Hogarth come direttore artistico (ovviamente ideale, virtuale). ma questo è un dato molto importante: il film ricostruisce e fa rivivere la Londra di quel periodo, non solo, dialoga costantemente con il Settecento.
In questo senso (dialogo serrato e costante con il Settecento, ricerca visiva rafforzata dall'ambientazione temporale in quel secolo, citazioni pittoriche e figurative precise) "Bedlam" davvero costituisce un antesignano, ben 29 anni prima, dell'immenso capolavoro Kubrickiano "Barry Lyndon".
Il Settecento è il secolo dei Lumi, il quale conserva in sè il rovescio speculare: alla fine del secolo prende vita ad esempio il Romanzo Gotico, assistiamo all'Illuminismo alla rovescia del Marchese De Sade, e fu comunque un secolo di progresso, ma anche di stasi reazionaria.
George Sims incarna tutto questo: il "nero" del secolo, ma non solo: la repressione, l'oppressione, il controllo maniacale e razionale.
Il film è anche un'opera sulla Rivolta, sullo sdegno contro l'ingiustizia, sul dire di no. In questo senso fa da catalizzatore il personaggio femminile Nell Bowen (impersonata dall'attrice Anna Lee).
Quindi George Sims non è un semplice "cattivo" ma si fa egli stesso simbolo del Male, della repressione, dell'oppressione, vero e proprio contraltare all'istinto alla Rivolta e alla Libertà.
Non è poi da sottovalutare sotto questa struttura deforme, deformata, deformante, e di conseguenza Horror, anche la propensione, da parte di Mark Robson, ad inseire una struttura diversa che fa sì che il film si caratterizzi davvero come opera composita, stratificata: vale a dire l'inclinazione a rappresentare realisticamente e con una buona dose di verosimiglianza le condizioni igienico-sanitarie dei pazienti (sarebbe meglio dire reclusi) di Bedlam.
Infatti il film presenta anche questa importante caratteristica: e attraverso quella rappresentazione realistica, giunge ad un discorso sinceramente riformista, in difesa della dignità umana e della persona.
Quindi la mia idea che mi sono fatto guardando, e poi riguardando questo film, studiandolo, è che si tratti pur al netto dei limiti produttivi e di budget, di un'opera cinematografica molto più composito di come una vulgata l'ha voluto restituire, un film dal forte valore cinematografico, figurativo e teorico.


Commenti