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A SERIOUS MAN (2009)

  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

11 Maggio 2026


Francesco De Maria


In questo articolo ritorno al cinema dei fratelli Coen, Joel (1954) ed Ethan (1957) e nella fattispecie analizzerò un film come "A Serious Man" presentato in anteprima al Toronto International Film Festival il 12 Settembre 2009.

Un film di spicco all'interno della loro filmografia anche se non il film che preferisco; ad ogni modo il loro cinema è sempre stato "pessimista" (usiamo questo termine per comodità) dietro una parvenza talora da commedia si cela un discorso esistenziale disincantato, e questo fin dagli esordi di "Blood Simple", del 1984.

In un film come "Fargo", del 1996 (del quale ho comunque trattato) io credo che quel disincanto (che pure c'è, eccome) si stemperi, per una serie di motivi che adesso non starò a spiegare.

Ma in questo film del 2009 i Coen ci restituiscono l'immagine non tanto di una società, o di un mondo (ed è questa la differenza fra questo ed altri loro film) ma di un universo caotico (in questo senso, comunque, il film si potrebbe riallacciare all'ottimo e da me molto amato "L'Uomo Che Non C'Era" del 2001).

Perchè il protagonista, il professore di fisica ebreo Larry Gopnik vive una serie di disavventure, una peggiore dell'altra, manifestazioni dell'impenetrabilità, del caos (almeno apparente) e dell'irrazionalità (almeno apparente) dell'intero universo.

Larry in qualche modo è un "pover uomo" schiacciato da eventi più grandi di lui, o meglio: da eventi che significano e rimandano a qualcosa di impenetrabile ed imperscrutabile, più grande di lui, più grande di noi.

Il film sembra suggerire che la stessa ricerca scientifica può sì mettere appunto e cogliere aspetti importanti, ma il nucleo rimane inaccessibile, ad ogni modo il film sembra suggerire che forse non c'è nemmeno un nucleo.

Io ho sempre trovato molto bello, molto particolare, il prologo del film, quello parlato in Yiddish (teniamo presente che il film è intriso di cultura Yiddish, Larry Gopnik è un Ebreo Americano del Minnesota) ambientato in uno Shtetl dell'Europa Orientale nel quale marito emoglie dibattono se il loro ospite sia una perosna in carne e ossa oppure un Dybbuk (nel folklore Ebreo Aschenazita uno spirito errante).

Il film non ci svela l'arcano, non risolve il quesito, anzi incessantemente nel corso di tutta la vicenda non fa altro che porre nuovi, incessanti domande.

Ma, ripeto, trovo importantissimo (e molto bello) quel prologo (il quale sembra davvero essere modellato su antiche leggende e racconti in lingua Yiddish) che prepara il terreno a tutto il film e ci mostra un universo (ma anche l'esistenza umana stessa) in balia del dubbio: perenne, direi metafisico.

Ciò che governa la stessa esistenza di marito e moglie (la quale riflette le stesse caratteristiche dell'universo) è proprio il dubbio, l'incertezza: costante e definitiva.

Il salto dallo Shtetl alle aree suburbane del Minnesota dove viveva Larry Gopnik con la famiglia ribadisce tutto quel discorso, sviluppa quell'imprinting.

Larry, un fisico possiede certamente una visione razionale, anche se problematica della vita e del'universo, ed è un uomo che attraverso crisi esistenziali ma anche attraverso una crisi coniugale, attraverso l'esperire l'incomunicabilità si pone anche domande sul senso della fede (e dell'ateismo).

Io credo che la stessa ambientazione (il 1967) sia assai significativa: epoca, quella assai turbolenta in America (e non solo in America), di cambiamenti, di ribellione.

E tutto si ramifica e si disperde in moltissimi rivoli: pensiamo solo alla scena del rabbino al quale Larry Gopnik si rivolge che gli cita un testo di una canzone dei Jefferson Airplane.

Ad ogni modo il destino di Larry Gopnik è segnato: caratterizzato dal dubbio, dall'incertezza, dalla presenza incombente ed ossessiva del Nihil.

Tra l'altro come è stato da più parti evidenziato il film è disseminato anche di riferimenti Biblici (Vetero-Testamentari) proprio perchè, come scrivevo sopra, il fisico Larry Gopnik interroga costantemente la fede Ebraica (e infatti assumono una rilvenza centrale proprio i suoi incontri con vari rabbini).

Ma non bisogna pensare a questo film come un film "drammatico" poichè è intriso di un Dark Humor, di un umorismo nerissimo che tra l'altro è uno dei marchi di fabbrica della migliore cultura Ebraica (ed Ebraico-Americana).

"A Serious Man" è sicuramente uno dei risultati di punta dell'intero corpus filmografico Coeniano.






 
 
 

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