UN LUPO MANNARO AMERICANO A LONDRA (1981)
- 12 dic 2016
- Tempo di lettura: 4 min

Fra i tre film sulla licantropia del 1981, insieme a "L'Ululato" di Joe Dante e "Wolfen" di Michael Wadleigh, "Un Lupo Mannaro Americano a Londra" di John Landis (1950) ed uscito il 21 Agosto di quell'anno è probabilmente il film che ha riscosso il maggior successo di critica e di pubblico nel corso degli anni.
John Landis si era fatto notare alla fine degli anni Settanta come regista di film demenziali, dotati di una comicità corrosiva ed a "ruota libera" con due film quali "National Lampoon's Animal House" (1978) e "Blues Brothers" (1980).
In "Un Lupo Mannaro Americano a Londra" Landis rimescola le carte, la comicità demenziale non gioca più un ruolo dominante ma viene subordinata ad una robusta vena orrorifica che scorre attraverso il film.
Il film è davvero particolare, Horror e comicità si incontrano, si incrociano, anzi i tocchi di comicità aggiungono, secondo me, caratteristiche grottesche ad alcune vicende narrate e rappresentate.
In definitiva il film è un Horror il quale in forza di alcuni tocchi umoristici vira verso il grottesco ed il SOTTILMENTE ORRORIFICO (pensiamo solo ai dialoghi fra il protagonista e l'amico ucciso dal licantropo che ad ogni loro incontro si presenta sempre più decomposto); scena dal sapore umoristico volendo (Humor macabro, certamente) ma che assume connotati grotteschi e spaventosi, proprio in virtù del suo carattere umoristico, ironico.
D'altronde già Edgar Allan Poe ravvisava una forte relazione fra paura e comicità. Ecco, in questo senso il film è davvero unico; Landis compie un'operazione autoriale di destrutturazione di un genere (il film Horror) e di ricomposizione, un'operazione di innesto della comicità su un tronco Horror.
In questo modo il film assume, a mio avviso caratteristiche del tutto spaventose: questo film rappresenta una nuova frontiera del cinema Horror, una sfida lanciata a convenzioni cinematografiche inveterate, un salto in avanti, una scommessa (estetica, stilistica, tecnica) di portata notevole.
John Landis, fra le altre cose è un regista che stupisce e che ci ha abituato ad alti e bassi, alla creazione di opere altamente personali ed a volte ingiustamente sottovalutate (perchè etichettate come "demenziali" o leggere) come i già citati "Animal House" e "Blues Brothers" o "Trading Places" (1983) da noi distribuito come "Una Poltrona per Due" o il bel "Into the Night" (1985) parallelamente a film più corrivi e meno personali.
Con questo film Landis compie anche un'operazione cinefila e teorica: si riappropria, nel contesto dei primi anni Ottanta della consolidata tradizione cinematografica horror Universal degli anni Trenta e Quaranta riproponendola, personalizzata e cambiata di segno, più moderna, più scattante, più articolata ed inquieta.
I rimandi ad un film come "L'Uomo Lupo" (1941) sono continui. Non dobbiamo dimenticare che la formazione cinefila di John Landis comprende l'intera produzione filmografica Horror della Universal di quegli anni (la trilogia di Frankenstein e l'Uomo Invisibile del grande James Whale, la serie di Dracula oppure, ma siamo già negli anni Cinquanta, al Mostro della Laguna Nera).
La mia ipotesi è che "Un Lupo Mannaro Americano a Londra" mostri, fra le pieghe del racconto visivo un'attinenza al Body Horror del regista David Cronenberg sottovalutata o addirittura non considerata.
Certo, Cronenberg in quegli anni è il campione del Body Horror (l'horror corporeo) e dona a quel sotto-genere (genere del genere) un notevole spessore filosofico e teorico, ma io credo, ribadisco che ci siano forti agganci fra questo film di Landis ed il Body Horror.
L'ORRORE DEL CORPO E DELLA SUA TRASFORMAZIONE è ben presente in questo film, il CORPO COME NEMICO COME ALIENANTE ALTRO DA SE'.
Il carattere fondativo della paura in questo film risiede proprio nelle sue caratteristiche corporee (da Body Horror) piuttosto che negli attacchi notturni del licantropo prima nella brughiera e poi a Londra.
In filigrana è presente tutta una riflessione teorica e filosofica sul corpo, sulla PAURA DEL CORPO, sulla trasformazione corporea che rende icastica e plastica, nella sua violenta evidenza, l'irruzione dell 'inconscio e freudianamente dell'Es.
Il corpo si fa vettore di paure ancestrali, di ritorno del represso: FILM SUL CORPO, quindi, in linea con tutto un cinema tipico di quegli anni.
La sofferta e drammatica trasformazione corporea in licantropo è tecnicamente perfetta, e come è stato già evidenziato la TECNICA CINEMATOGRAFICA assume in questo film un 'importanza particolare la quale supera il nesso profondo pure esistente fra tecnica e stile (che una cera critica cinematografica idealista non ha voluto vedere o ha espunto dal proprio campo di ricerca) ma piuttosto la tecnica diventa parte integrante della pratica estetica del regista assistiamo ad una tecnica ben mostrata ed esaltata la quale enfatizza il senso latente e nascosto del film: la visione del mondo e del cinema di Landis passa tramite la tecnica, la tecnica si fa visione del mondo, del corpo, e del cinema (ed in questo senso la TECNICA SI MOSTRA COME PRATICA SIGNIFICANTE DEL CINEMA DELL'ORRORE DEL CORPO, a mio avviso è lo stesso fattore tecnico che avvicina il film al Body Horror.
CINEMA TECNICO, quello di Landis (se non altro in questo film) una tecnica attraversata da fremiti stilistici, formali, di contenuto: la tecnica esalta l'evidenza della trasformazione del corpo e del suo orrore, raffigura concretamente l'irruzione dell'Inconscio, ci parla di cinema, del suo potenziale eversivo, della sua composita ricchezza figurativa, teorica, nascosta.
"Un Lupo Mannaro Americano a Londra": un film molto più complesso ed articolato, di come (certa) critica lo ha voluto pensare.


Commenti